I due duellanti

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I due duellanti, Veltroni e Berlusconi, ai quali se ne aggiungeranno altri, chiedono toni pacati.  Veltroni, probabilmente, riuscirà nell’impresa, considerato che la pacatezza pare essere caratteristica della sua indole, ma per quanto riguarda Berlusconi non credo che manterrà questo stato per lungo tempo. Basterà, infatti, che i sondaggi invertano la rotta, o che trovi giornalisti meno accomodanti di quelli che gli mette a disposizione Vespa e lo si vedrà, allora, scoppiare come quei palloncini sfuggiti dalle mani dei bambini.

Nelle loro esibizioni a Porta a porta, se notate, i giornalisti sono stati molto più che accomodanti e Vespa, avendo fatto, credo, un corso intensivo, strisciava così bene che un verme al suo confronto appariva un dilettante. Se avessi avuto la possibilità di intervistarli, avrei posto a Veltroni le seguenti domande: 1) On. Veltroni non aveva detto che con Roma si sarebbe conclusa la sua carriera politica? Intende governare l’Italia così come ha governato le periferie di Roma? 2) Non le pare che le sue risposte siano, come dire, un po’ egocentriche? Infatti, se lei nota, nelle sue risposte sempre io qui, sempre io là.

Non domande, comunque, cattive, ma domande dalle quali un vecchio(non è il nuovo Veltroni? Bah, mi sarò perso una puntata) politico se ne sarebbe uscito con un po’ d’affanno, ma se ne sarebbe uscito. Non così per Berlusconi. Con lui sarei stato spietato e gli avrei chiesto: 1) Cosa ci può dire, On. Berlusconi, sulle telefonate con Saccà, dove chiedeva un’attrice in cambio di una crisi di governo? 2) E, a proposito della sentenza della corte europea su rete 4 ed Europa 7, cosa ha da dire? Bastavano, a mio modo di vedere, queste semplici due domande per vedere il suo vero volto: il trucco si sarebbe sciolto in un niente e sarebbe venuta giù la faccia di un affamato pronto ad azzannare qualunque cosa passasse nei dintorni dei suoi denti. Nessuna di queste domande dai giornalisti  nel salotto vespiano, purtroppo.I due duellanti chiedono ancora che i temi etici si mantengano al di fuori dalla campagna elettorale. E perché mai? I temi etici sono quei temi dove non è previsto legiferare? Non pare, quindi perché dovrebbero essere lsciati fuori dalla competizione elettorale? E no, perdinci, è giusto che vi esprimiate sui tempi etici, è giusto che facciate capire come la pensiate. Come è anche giusto sapere come intendiate risolvere il problema energetico, che sarà il problema più grande di un futuro più che prossimo. A proposito di energia, ieri, seguendo Anno zero di Santoro con ospiti il premio Nobel Rubbia, Casini e Belpietro, ho assistito ad una scena così comica che più comica non si può: Belpietro, supponente e cretino come non mai, e Casini, che si sforzava d’apparire come una vestale innocente, si concedevano il lusso d’interrompere Rubbia e indovinate dove? Sull’energia, naturalmente. La cosa è sì stata comica, ma devo ammettere anche triste se si pensa al futuro.Torniamo brevemente ai due duellanti.  Credo che dopo le elezioni Veltroni e Berlsuconi troveranno l’accordo per cambiare la Costituzione e, ovviamente, la legge elettorale: diventeranno formidabili alleati specialmente se lo scarto tra i due partiti(?) dovesse essere minimo. A tal punto, blinderanno la vita socio-economica-politica del Paese con un bipartitismo perfetto ma ingannevole. Poi, come succede negli States, nelle tornate elettorali se le daranno di santa ragione ma all’interno della casta dove ne commetteranno di tutte i colori e, ovviamente, non consentendo a nessuno di entrarvi.Non è così? Staremo a vedere, Certo sarebbe auspicabile che altre forze rompessero le uova nel paniere di questi due signori. Vedremo. L’attesa, poi, non sarà lunga, ché mancano meno di due mesi.

 

Cause della caduta del governo Prodi

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Due fattori, a mio modo di vedere, hanno contribuito, al di là di Mastella, a far cadere il governo Prodi: la nascita del Partito Democratico e il Papa.Il governo ha cominciato ad avere le prime spallate, quelle vere, non da Berlusconi ma proprio dal nascente Partito Democratico, che ha creato più di un malcontento in una coalizione troppo eterogenea, troppo varia. Prodi in più d’una occasione è dovuto intervenire per mediare, per riportare in pista chi usciva dai paletti, e tanti ne sono usciti, ma nulla ha potuto quando il segretario del nascente partito, credendo probabilmente d’avere in tasca un accordo con Berlsuconi (accordo di Segrate), s’azzardava incautamente ad affermare che il suo partito, qualunque fosse stata la legge elettorale, avrebbe corso da solo. I micropartiti, constatato il desiderio del segretario del nascente partito, hanno cominciato a defilarsi, si fa per dire, dalla maggioranza.In loro soccorso, non so quanto involontariamente o meno, è venuto il Papa o meglio quegli sciagurati che hanno costretto Ratzinger a rifiutare l’invito alla Sapienza. Che errore, che tragico e che stupido errore! Il confronto non si nega a nessuno e non andava negato certamente a Benedetto XVI, che, in seguito a ciò, è diventato soggetto principale di dibattiti televisivi, forum, blog e quant’altro. Soggetto spesso sottoposto, vedasi forum e relativi blog, ad insulti ed ingiurie: altro tragico e penoso errore. Benedetto XVI, fine intellettuale, ha colto la palla al balzo per richiamare ad una determinata moralità, evidenziando la diffusa immoralità nella società italiana. Non mi sento di dare torto al Papa, non poteva agire in modo diverso.Che l’Italia sia pervasa da bigottismo e falso bigottismo è un dato di fatto, ma la conquista della vera laicità deve avvenire solo con il confronto. Non potrà mai avvenire con comportamenti simili a quelli tenuti dagli studenti e dai docenti della Sapienza in occasione della visita del Papa.Proprio da lì, proprio dal rifiuto di Ratzinger, proprio da quel fermo “no, grazie”, il governo s’è incamminato sulla via del precipizio. In seguito al rifiuto, i domiciliari alla moglie di Mastella, l’indignazione popolare, non per la moglie dell’uomo di Ceppaloni ma per il trattamento riservato al Papa, ed ecco il patatrac. Ora l’Italia, aggiustati i conti pubblici (è un dato di fatto) e solo questo bastava per convincere anche il più irresponsabile a dare fiducia a Prodi, si ritrova ancora una volta nel baratro.Si chiede, adesso, responsabilità e s’invoca, specialmente da parte del PD, un governo istituzionale o di responsabilità nazionale che attui quelle riforme che non si è stati in grado di attuare: legge lettorale, leggi del Parlamento e via discorrendo,Da questo orecchio Berlsuconi e il suo servo più fedele, Fini, non ci sentono (Veltroni, e il patto?) e chiedono di andare quanto prima, confortati dai sondaggi, alle urne.In soccorso al PD viene Montezemolo e Pezzotta (la cosa bianca) e si aggregherà anche Casini, che non vede l’ora di tramutare il suo sogno in realtà: il grande centro e porsi come candidato a palazzo Chigi.Anche Berlsuconi, pur con il suo immenso potere, deve e dovrà tener conto del volere di quest’altra entità e, probabilmente, sarà costretto ad accettare il governo istituzionale.E dopo, quale legge elettorale ci sarà? È un rebus? Mica tanto, considerati i vari Veltoni e Berlusconi e la loro sete di potere. Il loro intento è chiaro: mettere fuori gioco gli altri e ridurre la politica italiana a come quella americana, quella canadese, quella inglese e via di questo passo. Dio ci scampi, da politiche di tal genere.Quale, allora? Semplice, a mio modo di vedere. Un proporzionale con sbarramento come minimo del 5% e senza premi di maggioranza,Un governo che governi, un governo di maggioranza, non significa necessariamente buon governo, anzi spesso succede il contrario. Le più grandi conquiste la gente le ha sempre avute con governi di minoranza.L’ideale sarebbe avere un governo che governi, ma che non abbia mai la certezza di governare fino alla fine del suo mandato. Quella, la certezza, la potrà avere solo attraverso la buona governabilità, determinata da un organico superpartes.Il discorso, ora, si farebbe complicato e lungo e, quindi, mi fermo qui. Ben felice di riprenderlo, però, in un prossimo futuro.

 

Riconsiderare la chiusura del Consolato di Edmonton

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11 parlamentari eletti nella Circoscrizione “Estero” hanno inviato una lettera al Presidente del Consiglio Romano Prodi, al Ministro degli Affari Esteri Massimo D’Alema e al Ministro dell’Economia e delle Finanze, Tommaso Padoa Schioppa chiedendo un immediato ripensamento della decisione di chiudere o declassare il Consolato di Edmonton in Canada e manifestando la loro disponibilità a partecipare ad un tavolo di lavoro con il Governo e il Ministro degli Affari Esteri per discutere della ristrutturazione della rete diplomatico-consolare.

 

I deputati Bucchino, Bafile, Cassola, Farina, Fedi, Narducci, Razzi e i Senatori Micheloni, Pollastri, Randazzo e Turano, se da una parte riconoscono le ragioni che hanno spinto il Ministero degli Affari Esteri ad avviare una operazione di ristrutturazione della rete consolare, dall’altra affermano di non comprendere le scelte effettuate dal Governo su questo delicato settore, come ad esempio la decisione di chiudere il Consolato di Edmonton, uno dei soli 4 uffici operanti in Canada.

 

I parlamentari rilevano come i nostri connazionali all’estero hanno la netta impressione che i servizi a loro destinati siano considerati meno importanti di altre aree di intervento dello Stato e come la rete consolare abbia subito negli ultimi anni drastiche riduzioni sia come numero di sedi che di organico del personale. Viene quindi sollecitato un piano programmatico complessivo sull’assetto che s’intende dare nel medio periodo alla presenza dell’amministrazione dello Stato all’Estero a fronte di quella che essi considerano la mancanza di una strategia di valorizzazione delle sedi consolari, che in una visione sistemica rappresentano un investimento importante per il nostro Paese.

 

In merito alla sede consolare di Edmonton, i parlamentari esprimono il loro totale dissenso sulla decisione presa, anche in ordine alle modalità che l’hanno guidata: non vi è stata alcuna consultazione con i rappresentanti istituzionali degli italiani residenti in Canada e con i Parlamentari eletti all’estero con la conseguenza di una crescente mobilitazione della comunità italiana avversa alla decisione di chiusura.